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LA BOTTEGA DI SPEZIE... *la vita è un libro pieno di domande, e le risposte si possono trovare soltanto attraverso l'esperienza*


Poesie


27 novembre 2006

PARIS AT NIGHT

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia
Jacques Prévert




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27 novembre 2006

RITORNA

Ritorna spesso e prendimi
Ritorna e prendimi o sensazione amata –
Se la memoria del corpo si desta
E il vecchio spasimo passa nel sangue,
poi che le labbra e la pelle trasalgono
e ancora le mani sembra che tocchino.

Ritorna spesso e prendimi, la notte
Poi che le labbra e la pelle trasalgono.
Konstantinos Kavafis




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21 novembre 2006

LA PIOGGIA

Piove sull'asfalto, piove sul mio cuore, piove sulla devastante prateria sconfinata del mio animo, e so, che sino a quando non ti rivedrò, saranno tempeste che graviteranno a lungo sul luogo d'ombra, senza che luce possa lenire il vuoto che sopporto. Di più mi farà paura il diluvio che arriverà se la tua presenza tarderà a farsi presente. Ma la pioggia autunnale è così benigna che oso sperare che la lontananza accresca il sapore melodioso del ricordo che, solo conta nella tua assenza, e come rende fertile la terra, l'acqua piovana, così gli istanti trascorsi siano concime che illumini il buio che trovo senza di te.




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31 ottobre 2006

SCINTILLE

Il dolore è come una notte
Nella stagione delle piogge:
piove continuamente, senza interruzione:
la gioia è come il lampo,
messaggero di breve sorriso.

- Rabindranath Tagore -




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27 ottobre 2006

CANDELE - Costantino Kavafis -

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
Come una fila di candele accese –
Dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.




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16 ottobre 2006

SONO UNA STELLA

Sono una stella del firmamento
Che osserva il mondo, disprezza il mondo
E si consuma nel proprio ardore.
Io sono il mare di notte in tempesta
Il mare urlante che accumula nuovi
Peccati e agli antichi rendere mercede.
Sono dal vostro mondo esiliato
Di superbia educato, dalla superbia frodato,
io sono il re senza corona.
Son la passione senza parole
Senza pietre del focolare, senz’arma nella guerra,
è la mia stessa forza che mi ammala.
- Hermann Hesse -




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6 ottobre 2006

POETI DAL MONDO

Il più bello dei mari
È quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
Non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
Non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
Che vorrei dirti di più bello
Non te l’ho ancora detto.
- Nazim Hikmet -




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22 settembre 2006

VERITA' NASCOSTE...

LA VERA BELLEZZA NON E’ QUELLA CHE SI CONTEMPLA CON PIACERE, MA QUELLA DAVANTI ALLA QUALE SI DEVONO CHIUDERE GLI OCCHI.




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22 settembre 2006

SULLE NOTE...

If only I could turn back time
If only I had said what I still hide
If only I could turn back time
I would stay for the night.
For the night...




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21 settembre 2006

TU...

TU, UNO SGUARDO, UN SORRISO, LA TUA OMBRA E IL SOLE CHE SCOMPARE, MAGIA DI UN SOGNO, ILLUSIONE CHE SFIORA, CHE SVANISCE




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14 settembre 2006

IL TUO SORRISO - Pablo Neruda

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.




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14 settembre 2006

PABLO NERUDA e le sue verità...

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.




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14 settembre 2006

ACCETTAZIONE

COME UN PESCE DEVE AMARE L’ACQUA PER STARCI BENE, COSI’ NOI DOBBIAMO AMARE I NOSTRI SENTIMENTI, LE NOSTRE EMOZIONI, LE NOSTRE PAURE, DOBBIAMO ACCETTARCI ED APPREZZARCI PER STARE BENE CON NOI STESSI E ANCHE CON GLI ALTRI.




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14 settembre 2006

ESISTENZA

MI SENTO COME UN GRANELLO DI SABBIA IN UN DESERTO.
SIGNIFICO O NON SIGNIFICO?
CIO’ CHE IMPORTA E’ ESSERCI.




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13 settembre 2006

PATER NOSTER - Jacques Prévert -

Padre nostro che sei nei cieli
Restaci pure
Quanto a noi resteremo sulla terra
Che a volte è così bella
Con tutti i suoi misteri di New York
Seguiti dai misteri di Parigi
Che valgon bene quello della Santa Trinità
Con il suo piccolo canale dell’Ourcq
E la sua Grande Muraglia della Cina
Il suo fiume di Morlaix
E le sue caramelle di Cambrai
Con il suo Oceano Pacifico
E le sue vasche delle Tuileries
Con i suoi buoni bambini e i suoi cattivi soggetti
Con tutte le meravigliose meraviglie del mondo
Che se ne stanno
Molto semplicemente sulla terra
Offerte a tutti quanti
Sparpagliate
Meravigliate anch’esse d’essere delle tali meraviglie
Tanto che non ardiscono confessarlo a se stesse
Come una bella ragazza nuda che di mostrarsi non ha ardire
E con tutte le orribili sofferenze del mondo
Che son legione
Con i loro legionari
Con i loro reziari
Con i signori e padroni del mondo
Ciascun padrone con i suoi predicatori
I suoi traditori i suoi predatori
Con le stagioni
Con gli anni
Con le belle ragazze e i poveri coglioni
Con la paglia della miseria che marcisce nell’acciaio dei cannoni.




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7 settembre 2006

ALICANTE - Jacques Prévert

Un’arancia sulla tavola
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto tu
Dolce presente del presente
Freschezza della notte
Calore della mia vita.




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4 agosto 2006

VERITA' NEGATE...

Il nostro errore più grande è quello di cercare negli altri le qualità che non hanno, trascurando di esaltare quelle qualità che invece realmente possiedono…




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27 luglio 2006

***

VORREI ESSERE UNA CONCHIGLIA PER NASCONDERE I MIEI SEGRETI IN UN’ONDA AZZURRA DEL MARE.




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24 luglio 2006

***

La felicità non va inseguita, ma è un fiore da cogliere ogni giorno, perché essa è sempre intorno a te.
Basta accorgersene.




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13 luglio 2006

DISTRATTA MENTE - tutto il mio essere...

Sola, seduta al tavolino di un bar,
con un libro, la scusa per poter rimanere
e più in là quell’uomo, che per tutto il tempo
non mi aveva mai guardato.
Prima di uscire posò distrattamente gli occhi su di me.
In pochi secondi capì la mia solitudine.
Uscendo, mentre tornavo con gli occhi sulle pagine
del libro, mi posò una carezza leggera sui capelli.
Mi colse di sorpresa, i riflessi non bastarono per
pronunciare parole.
Non ricordo i suoi occhi, ma ricordo benissimo la sensazione.
In quel momento sentii che qualcuno, nel mondo, mi capiva.




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8 luglio 2006

***


La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli




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7 luglio 2006

***


LE TUE IDEE VELATE DI MAGIA, IDEE CON UN PIZZICO DI FOLLIA PER LA TOTALE ALLEGRIA, IDEE TUTTE DA COLORARE. UN CONTINUO GIOCO DA INVENTARE: IDEE MAGARI UN PO’ STRAMPALATE, MA DI GENIALITA’ ILLUMINATE, IDEE CHE RIVOLUZIONERANNO L’INTERO TUO MONDO… GRAZIE ALLA TUA CREATIVITA’ INCREDIBILE. SPAZIO PER TUTTO CIO’ CHE STIMOLA LA TUA FANTASIA. ECCO CIO’ CHE PIU’ MI EMOZIONA, LA TUA UNICA, ORIGINALISSIMA CREATIVITA’, FANTASTICI GIOCHI, GRAFICHE INVENZIONI. SFIDE A PAROLE, TEST DA SPERIMENTARE, TUTTO QUESTO HO PENSATO PER DARTI LA RARA POSSIBILITA’ DI DIMOSTRARE QUANTO SEI IN GAMBA A CREARE.




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7 luglio 2006

IL TRAMONTO IN UNA TAZZA – Emily Dickison – 478

Non avevo tempo per odiare –
Poiché
La tomba me lo avrebbe impedito –
E la vita non era così
Lunga
Per consentire riconciliazioni –
Non avevo tempo per amare –
Ma, visto che bisogna pur
Darsi da fare –
Una piccola fatica d’amore
Pensai
Mi potesse bastare –




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3 luglio 2006

NON PUOI CANCELLARE....


  NON PUOI CANCELLARE DAL CORPO IL SEGNO DELL’AMORE, NON PUOI CANCELLARE DALLA TERRA IL SEGNO DELLA GUERRA, NON PUOI CANCELLARE DALLA MENTE I SOGNI PROIBITI DI GIOVINEZZA. NON PUOI CANCELLARE DAI TUOI RICORDI I GIORNI DI AMAREZZA E DI SOLITUDINE CHE HAI TRASCORSO




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3 luglio 2006

***

RESTA CON ME A SPIARE COSA FA IL RUMORE, QUANDO IL SILENZIO LO SCACCIA LONTANO E RESTA SOLO IL TEMPO PER L’AMORE, L’AMORE STRETTO QUI NELLA MIA MANO.




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30 giugno 2006

***


  LA NOSTRA ESISTENZA E’ UN SEGRETO CHE STA NEL BREVE ATTIMO IN CUI L’OCCHIO SI APRE SUL MONDO E SI CHIUDE SULL’ETERNITA’.




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30 giugno 2006

***


CONTA I FIORI DEL TUO GIARDINO, MAI LE FOGLIE CHE CADONO. CONTA LE ORE DELLA TUA GIORNATA, DIMENTICA LE NUVOLE. CONTA LE STELLE DELLE TUE NOTTI, NON LE TUE OMBRE. CONTA I SORRISI DELLA TUA VITA, NON LE LACRIME. E AD OGNI COMPLEANNO CONTA CON GIOIA LA TUA ETA’ DAL NUMERO DEGLI AMICI, NON DA QUELLO DEGLI ANNI




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30 giugno 2006

IL TRAMONTO IN UNA TAZZA - Emily Dickinson - 125

Per ogni istante d’estasi
Dobbiamo pagare un’angoscia –
In amarezza e trepidazione –
Paragonabile all’estasi –
Per ogni ora amabile –
Crudeli elemosine d’anni –
Amari, disputati soldini –
E scrigni colmi di lacrime –




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27 giugno 2006

MITOPOEIA

Per chi ha definito i miti menzogne e dunque inutili,
sebbene “sospirati con tremor d’argento”.

Se vedi un albero lo chiami col suo nome
(dici che è un “albero” più o meno “evoluto”);
con passo grave esplori i continenti
d’un globo tra i tanti sconosciuti:
cos’è una stella? Materia incandescente
dai numeri costretta ad orbitare
tra il Vuoto e i freddi reggimenti ove muoion gli atomi ad ogni istante.

Per quel Voler che chiama e ci muoviamo,
che solo vagamente comprendiamo,
muove anche il resto, e scorre il Tempo
da inizi oscuri a incerto scopo;
e come in pagina affottala
di segni e miniature d’ogni tipo,
stuol sterminato di forme appare,
qual terra, qual splendida, qual dolce e qual fatale
ma ognuna aliena, senonché parente
di un remoto Origo: fuscello, uomo, pietra e fonte.
Iddio creò macigni di pietra, alberi di legno,
le stelle astrali e il suol terreno
e questi uomini omuncoli che vanno
con nervi che la luce e il suono sanno.
Il mare mosso, il vento tra le fronde,
il prato verde, la mucca ruminante,
il tuono e il lampo, l’uccello che s’innalza,
la bava strisciante nella palta,
ogni cosa si registra e poi resta
nelle spire cerebrali della testa.

Ma “albero” puoi dire pel nome che fu dato
da chi seppe dispiegare, in tempo andato,
l’alito parlante del linguaggio, eco
lontana e vaga immagine del mondo
ma non un disco né una fotografia,
divinazione piuttosto, giudizio e allegria,
risposta di coloro che senton nel profondo
movimenti vicini al respiro del mondo,
alla vita e morte di alberi, bestie e stelle:
da prigionieri liberi sotto cupe sbarre
che scavaron nel futuro dal di dentro
per trovare la vena dello spirito nel senso.
Grandi poteri scopriron in se stessi
e guardando indietro videro i folletti
affollare in segreto le fucine della mente
tessendo notte e luce per la gente.

Le stellE non scorge chi prima non le vede
di vivo argento, d’improvviso esplose
come fior di fiamma sotto canto antico,
il cui sol eco ogni altri spartito
da allora insegue. Non vede il firmamento
chi non scorge la tenda ingioiellata,
di mito intessuta, dagli elfi cantata,
la terra non scorge chi non vede un grembo.

Il cuor dell’uomo non è confusionario
ma trae sapienza dall’unico Saggio,
e lo rammenta. Seppur caduto addietro
l’uomo non è perduto ancora, né senza metro.
Conosce la dis-grazie ma è ancor tale
e serba i brandelli del suo manto regale
il suo dominio per atto creatore:
l’Opera grande che non può adorare,
l’uomo subcreatore per cui la luce
da un solo Bianco si rifrange
in mille sfumature combinate,
forme da mente e mito tramandate.
Se ogni anfratto del mondo di elfi
e folletti colmassimo, dèi e dimore
formando di tenebre e splendore,
se dei draghi evocassimo il seme, ne è nostro il diritto
(e la scelta dell’uso). Tal diritto ancora vale.
L’uomo esiste e fa per tal legge reale.

Invero tentiamo noi “sognatori”
di ingannare i nostri timidi cuori
e debellare gli orribili Fatti!
da dove vengono i sogni, da dove i misfatti e come
immaginare il bello e il nefando?
Sognare non sempre è vanità, non sempre invano
vorremmo aver ragione di un dolore vero,
che non si vuol desiderare pel suo peso;
son senza grazia e resistenza e resa;
e l’esistere del Male è certa offesa.

Beati i cuori timidi che il male odiano,
che pur tremanti gli serran l’uscio in fronte;
non cercan tregua, e in un cantone armato
in stanza nuda su un telaio andato
intesson tele che il dì lontano indora
là ove impera l’Ombra eppur sperare s’osa.

Beati i Noè, che per fermo intento
armano fragili e lente prore,
per venti avversi a diversa ombra,
voce d’un porto che per fede s’adombra.

Beati i creatori di leggende e rime
di cose introvabili nelle trame
del tempo. Che la notte non hanno scordato
scegliendo il piacere organizzato,
di un prospero indorato isolotto
a dannarsi per il bacio di una Circe
(peraltro imitazione fatta in serie
lusinga di scarto per chi già si lusinga).
Le isole videro da lungi, e ben altre malie,
e chi li ode ancor sta sul chi vive.

Da lontano scorsero anche Morte e sconfitta
senza però rinunciare alla vita,
intonando sovente sulle lire vittoria
accendendo nei cuori le fiamme e la gloria,
rischiarando il Momento e l’oscuro Passato
con la luce di un sole mai contemplato.

Vorrei poter sognar coi trovatori
e muover l’intangibile su corde tremanti
navigare ci marinai sull’acque profonde
che tagliarono esili travi su irte sponde
e ora viaggian verso meta vaga ed errante
e han già superato il mitico Occidente.
Vorrei subire assedio coi giullari
che serban un rifugio segreto ove portare
un oro impuro e scarso da coniare
nell’immagine sfocata di un lontano re
o da intessere nell’emblema arcano
del vessillo di un invisibile sovrano.

Non marcerò in riga con le vostre scimmie
savie erette ed evolute. Innanzi a loro s’apre
lo scempio nero a cui sono condannate
a men che Dio arresti un tal progresso
che sol continua per lo stesso verso,
sterile rotta, e solo il nome muta.
Non marcerò per strade spente e piatte
per formule precise, frasi fatte
nel mondo immutabile ove chi fa
con l’arte di creare nul parte ha.
Non chinerò il capo al Dominio di Ferro
interrando il mio piccolo scettro d’oro.

In Paradiso, lo sguardo forse passerà
dal Giorno eterno al dì da esso
illuminato per ritrovare, nel vero,
l’aspetto del Vero rispecchiato.
Vedrà allora, in Terra Benedetta,
che ogni cosa è ugual ma liberata:
la Salvezza non cambia e non distrugge
giardino e giardiniere, giovane e gioco.
Solo il Male non sarà perché non sta
nell’immagine divina ma nello sguardo,
e non nel suono, ma nella voce perversa.
In Paradiso finirà l’esilio
e se le loro storie narreranno,
e certo, poiché son vivi, inventeranno,
i poeti, di fiamme incoronati,
ben sapranno scegliere e cantare
per sempre con certezza dal Tutto originale.

Tratto da   ALBERO E FOGLIA   J.R.R.Tolkien






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27 giugno 2006

***

CHI CI SARA’ DOPO DI TE
RESPIRERA’ IL TUO ODORE
PENSANDO CHE SIA IL MIO.




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